
The origin of Nosferatu – Albin Grau edition

Una Sinfonia dell’orrore (e dell’arte)
Ogni opera d’arte, sia essa un quadro, una scultura, una foto o un film, derivano in gran parte dalla vita dell’artista che l’ha creata, così come il contesto sociale, culturale, economico e familiare in cui è vissuto determineranno la forma espressiva dell’opera stessa. Questa è una delle ragioni per cui amo approfondire la vita dell’artista perché ritengo sia l’unico modo per tentare di vedere, anche se solo parzialmente, l’opera attraverso i suoi occhi e magari sentirne il desiderio ed il sogno che ha spinto a realizzarla.
E proprio il desiderio, la spinta che avvolge un’opera innovativa la si può meglio comprender anche esplorando gli eventi che ha vissuto l’autore ripercorrendo il percorso dall’inizio alla fine, dalla prima giovinezza, durante la crescita, la maturità e forse anche la morte. Friedrich Wilhelm von Plumpe ai suoi esordi come attore non poteva sopportare il peso di un cognome come quello (in tedesco plump significa tozzo, goffo, grossolano) in contrasto con la sua innata raffinatezza ed eleganza che lo distinse per tutta la vita. Scelse allora di utilizzare il nome di una tranquilla cittadina della Baviera (Murnau am Staffelsee) quale cognome d’arte, così che ancora oggi tutti lo conoscono solo come Wilhelm Murnau: uno dei più importanti registi tedeschi di inizio secolo e colui che ha segnato indelebilmente la storia del Cinema, realizzando nel 1922, quello che è universalmente riconosciuto come il primo film horror della storia della Settima Arte.
Un classico intramontabile divenuto cult-movie per eccellenza. Ma nonostante tutto questo e l’affascinante vita di Murnau (che si dipana dall’Europa passando fino all’esotica Tahiti, per poi finire tragicamente con un incidente sulla strada verso Santa Barbara in California) non è su di lui che la mia attenzione si è concentrata.


Anni fa avevo già realizzato due magnifiche statue di Nosferatu, ma da tempo bruciava in me il desiderio di lavorare ed esplorare le origini dell’ipnotica immagine del Conte Orlok rappresentato magistralmente nel capolavoro di Murnau. Volevo capirne la genesi ma soprattutto chi avesse contribuito alla raffigurazione estetica ed immaginifica nell’enigmatico personaggio del Non Morto: chi era stato l’artefice della sua genesi primordiale? Chi aveva acceso l’interesse di Murnau per un soggetto simile? Chi diede spunto ad una storia di vampirismo così oscura ed intrisa di simbolismo esoterico? Chi vi era dietro tutto questo?
Come sappiamo la sceneggiatura fu attribuita a Herick Galeen (già attore, sceneggiatore e regista del mitico film Der Golem), ma l’influenza stilistica, storico-leggendaria ed esoterica fu senz’altro dello scenografo ed illustratore Albin Grau. Originario di Lipsia, studiò all’Accademia d’Arte di Dresda e partecipò alla Prima Guerra Mondiale. Ma la sua vera pulsione era per l’occultismo che studiò e frequentò assiduamente attraverso circoli e sette tedesche dell’epoca. Nel 1921, insieme a Enrico Diekermann, fondò la “Prana Film” che produsse appunto la pellicola “Nosferatu: Eine Symphonie des Grauens”. Da notare come Grau inserì perfino il suo nome nel titolo, da lui stesso ideato, ma non solo: disegnò i costumi, i set, lo storyboard, dirigeva la produzione e realizzò tutte le illustrazioni promozionali incluso il primo e spaventoso manifesto del film.
Profondo studioso dell’occulto, Grau era membro teosofo e pansofista dell’Ordo Templi Orientis che della loggia Fraternitas Saturni, il più antico ordine occultista-esoterico della Germania, con radici che affondavano già nel 1600 nel nord Europa. Fu lui a cospargere di simbolismo il film: dal contratto tra il conte e l’agente immobiliare Knock, scritto con simboli alchemici ed esoterici, fino all’immagine stessa del vampiro da lui disegnato in molteplici versioni. La stessa lettera A utilizzata nella grafica del titolo del film è chiaramente un richiamo simbolo massonico del compasso capovolto.


La rivista “Bühne und Film” del 1922 dedica il numero 21 a Nosferatu, pellicola che sarebbe uscita da li a breve e in ultima pagina, in caratteri cubitali, si legge.
Nosferatu – l’immortale!
Centomila pensieri vi assalgono solo a sentir pronunciare
Il suo nome, Nosferatu!
NOSFE
RATU
non muore mai.
Gli uomini devono morire. La leggenda narra di un vampiro
Nosferatu, “il mai morto”, che si nutre del sangue degli uomini.
Volete vedere la sinfonia dell’orrore? Aspettatevi ben di peggio.
Ma attenzione, c’è poco da scherzare, Nosferatu non è affatto da prendere alla leggera.
Di nuovo diciamo: attenti a voi.

All’interno della rivista le inquietanti immagini realizzate da Grau accompagnavano un testo da lui scritto dove narra dell’inverno del 1916 durante la guerra: mentre era acquartierato in Serbia presso un vecchio contadino, questi una notte gli raccontò che il padre era stato un cosiddetto “non morto”, una creatura conosciuta come Nosferatu. Come prova gli mostrò il documento ufficiale del 1884 secondo cui il cadavere di un certo Morowitch, morto senza il conforto dei sacramenti, era stato riesumato privo di tracce di decomposizione, con i denti che fuoriuscivano dalla bocca, stranamente lunghi e affilati. Il parroco allora recitò il paternoster e conficcò un palo nel cuore dell’uomo, che spirò tra i gemiti una volta per tutte. Le ceneri furono poi sparse al vento.
Anche se forse tutto fu molto probabilmente una trovata pubblicitaria per lanciare il film, la sua natura di spiritista ha certamente influenzato profondamente la nascita e sviluppo dell’opera cinematografica. Ma è anche da sottolineare che fin dai titoli di testa originali di Nosferatu era chiaramente indicato: “Dal romanzo Dracula di Bram Stoker. Libero adattamento di Henrik Galeen”.


Il destino però volle che la vedova di Bram Stoker intentò causa alla Prana Film per plagio. Così, insieme ad un mostruoso buco finanziario dovuto a sproporzionate spese promozionali per il film, la Prana Film fallì qualche mese prima dell’uscita della pellicola. Nel luglio 1925 il tribunale di Berlino, dando ragione alla signora Stoker, ordinò la distruzione del film. Il negativo originale non fu mai ritrovato.
Una delle più riuscite illustrazioni di Grau dettò le regole che avrebbero dato vita alla creatura poi interpretata magistralmente dall’attore Max Schreck. Già apparsa nel 1921 sulla copertina della rivista internazionale di cinema Film-Arena e poi utilizzata nei “programmi di sala”, divenne l’immagine simbolo del film ispirando anche il make-up che materializzò Nosferatu. Questa è stata l’ispirazione per il secondo progetto di Sensitive Art Studio, sviluppandosi nuovamente in una wall-plaque, formato ancora poco utilizzato nel panorama collezionistico ma molto efficace in termini visivi e possibilità espositive. Ho lavorato a lungo con lo scultore sulla tecnica dell’alto-rilevo che permette una grande varietà di ombreggiature sia naturali che costruite ad arte dal decoratore. Fisicamente diviene l’esatta trasposizione di quell’iconico disegno di Grau. Ho voluto dar vita alla matrice primaria del mito del “non morto” per eccellenza, un tributo al genio oscuro e creativo di un artista in parte dimenticato perfino dagli appassionati, ma che resta per sempre il vero padre naturale di Nosferatu.
Scultura: Rocco Tartamella
Colorazione: Alvise Ardenghi
Concept & Art Direction: Fabio Berruti
Ricerca, Sviluppo & Produzione: Sensitive Art Studio
