I PROGETTI

L’opera artistica di Gerorge Meliès per me rappresenta non solo la nascita del Cinema come ancora oggi lo conosciamo, l’ingegno tecnico e artigianale allo stato puro, ma una storia di vita straordinaria e struggente, una gloria, una caduta e la rinascita quasi eroica. Mi innamorai di lui la prima volta che vidi, in una bellissima mostra a Parigi sugli arbori del Cinema, una fotografia lo ritraeva dietro il banco di una piccola bottega di dolciumi e giocattoli meccanici che lui stesso costruiva e riparava nella stazione ferroviaria di Montparnasse. Quartiere a me particolarmente caro e dove mio padre visse per oltre quarant’anni. Avevo già realizzato una Luna di Meliès nel 2010: si trattava della riproduzione del famoso fotogramma dove il missile partito dalla Terra colpisce la Luna nell’occhio. In quel caso la scelta fu di una interpretazione quasi fotografica dell’immagine con la sola libertà di un’espressione meno “arrabbiata” di come appariva nel film. A quei tempi lo scultore lavorava a mano, nulla di digitale, nessun 3D, questo donava alla scultura un tocco realmente artistico che ormai si è lentamente perso se non espressamente voluto. Mauro Gandini fece un lavoro eccellente e la statua (o meglio la “Wall-plaque”, come si dice in gergo commerciale) ebbe un tale successo che due anni dopo ideai e produssi la stessa versione, impreziosita da un bellissimo effetto fluorescente, destinata solo al mercato americano.

Così, quando decisi di inaugurare questa mia nuova avventura, iniziai proprio da una delle sculture che più amavo. Allo stesso tempo non volevo una semplice ripetizione, ma una nuova interpretazione. Scelsi di usare come base uno dei disegni che lo stesso Meliès realizzò nel 1933 (appena tre anni prima della sua morte) su richiesta della neonata Cinemathéque Française. Anche in questo caso lo scultore (Daniele Angelozzi) ha realizzato un lavoro straordinario rispettando al massimo, come io richiedevo, la “struttura” del disegno e dimostrando come la nuova scultura digitale possa essere un mezzo altamente artistico anche senza l’uso della materia fisica. A questo risultato va aggiunto l’incredibile lavoro del pittore (Dario Barbera) che ha saputo interpretare perfettamente lo stile del disegno originale con le sue molteplici tonalità di bianco/nero, straordinariamente ricche di colori.

Con questo primo progetto ero inizialmente un po’ titubante di non ritrovare più un riscontro positivo, perché questo rappresentava un “ritorno alle origini” di ciò che era stata Infinite Statue; ovvero il coraggio di andare contro corrente rispetto al mercato del collezionismo di statue 3D, producendo oggetti tratti da un Cinema dimenticato e ormai obsoleto destinato a cultori del genere. Nel freddo gergo commerciale: “una nicchia”. Avevo paura di non trovare più quel pubblico che mi seguiva. Mi sbagliavo. Il veloce sold-out della Luna ne è stata la prova.